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Eternelle Idole, Elizabeth Peyton - Camille Claudel

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Eternelle Idole, Elizabeth Peyton – Camille Claudel

13 ottobre 2017 | 7 gennaio 2018

Nell’ambito del ciclo di esposizioni UNE

ideato da Muriel Mayette-Holtz

a cura di Chiara Parisi

Inaugurazione giovedì 12 ottobre, ore 19 | ingresso libero

 

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici ha il piacere di presentare Éternelle Idole, un’esposizione che riunisce dipinti, disegni e stampe dell’artista americana Elizabeth Peyton e sculture dell’artista francese Camille Claudel. Le opere delle due artiste, nate a un secolo di distanza, interagiscono per rivelare due diversi approcci al ritratto, al mito e al gesto. La suggestiva selezione di opere da parte di Elizabeth Peyton include inoltre alcune sculture di Aguste Rodin. Il titolo della mostra fa riferimento a una delle sculture più significative di Rodin, di cui quest’anno ricorre il centenario dalla morte. È il terzo atto del ciclo di esposizioni UNE, ideato dalla direttrice Muriel Mayette-Holtz e curato da Chiara Parisi.

Elizabeth Peyton è divenuta celebre negli anni ’90 a New York per i suoi ritratti psicologicamente acuti. Nel corso della sua carriera, le sue opere hanno rappresentato personaggi appartenenti alla sua vita privata, celebrità e personaggi storici. Che siano basati su fotografie o ripresi dalla vita reale, i suoi lavori hanno una cifra intimista e una varietà di segni precisi e intuitivi. Sono ritratti molto spesso caratterizzati da una libertà e da una gamma ampia di espressioni attraverso cui evoca la vita interiore e psicologica del soggetto raffigurato, da David Bowie a Leonardo Di Caprio, da Napoleone ad Elisabetta II, da David Hockney fino ad amici e colleghi artisti. Oltre alle nuove opere realizzate appositamente per la mostra, Elizabeth Peyton ha creato un monumentale progetto d’artista per la facciata principale di Villa Medici, in corso di restauro.

La mostra dà vita a un sorprendente dialogo tra Peyton e Claudel (1864-1943) e comprende lavori vecchi e nuovi di Peyton esposti nelle Grandes Galeries e nell’Atelier di Balthus, accompagnati da una selezione di opere di Claudel, una delle maggiori scultrici del suo tempo. Il lavoro di Claudel è stato raramente mostrato in Italia e, con questa mostra, è presentato per la prima volta a Villa Medici.

L’Abandon (1886-1905), Etude pour Sakountala (1886) e Portrait de Rodin (1888-1889) testimoniano con eloquenza la passione di Claudel attraverso la forza assoluta del gesto con cui l’artista ha scolpito una vasta varietà di materiali, dal gesso al marmo, al bronzo. Altrettanto sorprendente, sia per il pubblico del XIX secolo che per quello odierno, è l’occhio distintivo con cui l’artista ha mediato tra la mitologia classica e la sua vita, spesso mescolandole, come in Persée et la Gorgone (1899) dove usa le sue stesse caratteristiche per ritrarre la testa di Medusa. Inizialmente allieva dello scultore francese Rodin (1840-1917), in seguito sua amante e artista lei stessa, Claudel fu modella e musa per diverse opere dello scultore che si potranno vedere a Villa Medici, come il sensuale abbraccio L’Eternel Printemps (1884) e i suoi ritratti.

Nel descrivere la mostra a Villa Medici, Elizabeth Peyton ribalta la celebre frase di Shakespeare affermando che “due stelle possono condividere una stessa orbita”. Peyton crea una triangolazione tra l’intima e romantica relazione artistica tra Claudel e Rodin, in una dinamica complessa fra tre presenze artistiche distinte.

“Elizabeth Peyton”, racconta la curatrice Chiara Parisi, “ha concepito Éternelle Idole intorno a un particolare modo d’espressione umana. Piuttosto che presentare una testimonianza storica o un omaggio, il suo obiettivo è riflettere sui modi in cui gli artisti si relazionano uno all’altro nel tempo. Non è una mostra tradizionale su Claudel e Rodin e la loro influenza, piuttosto è il resoconto di motivazioni e desideri reciproci, attraverso i secoli”.

 

Elizabeth Peyton vive e lavora a New York, dove ha studiato alla School of Visual Arts. Il suo lavoro è stato ampliamente esposto a livello internazionale in mostre museali e biennali, e fa parte di prestigiose collezioni pubbliche, tra cui: Guggenheim Museum, New York; Museum of Modern Art, New York; Centre Georges Pompidou, Parigi; San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco; Kunstmuseum, Wolfsburg; Walker Art Center, Minneapolis; Museum of Contemporary Art, Los Angeles; Tate Modern, Londra; Whitney Museum of American Art, New York e il New Museum of Contemporary Art di New York che, nel 2008, le ha dedicato un’acclamata retrospettiva dal titolo Live Forever. Tra le mostre personali: Here She Comes Now presso la Kunsthalle Baden-Baden; Wagner, Manon Lescaut e Tristan und Isolde alla Gallery Met del Metropolitan Opera di New York; Reading and Writing presso l’Irish Museum of Modern Art, Dublino e Still Life presso l’Hara Museum, Tokyo.

Camille Claudel nasce a Villeneuve-sur-Fère l’8 dicembre 1864, prima di tre figli, sorella dello scrittore e poeta Paul Claudel. Per una donna del XIX secolo essere artista in un ambiente dominato dagli uomini non era concepibile, soprattutto nell’ambito della scultura. All’età di 18 anni affida la sua istruzione artistica allo scultore Alfred Boucher, il quale poi lascia ad Auguste Rodin l’incarico di seguirla. Tra Claudel e Rodin inizia un intenso sodalizio durato dieci anni, distinto da una profonda passione artistica e sentimentale. Claudel posa per Rodin, lo aiuta a modellare le grandi opere, tra cui le Portes de l’Enfer. È in quel momento che inizia a esporre con uno stile personalissimo e un approccio complesso nello scolpire i capelli, e a creare le composizioni più audaci. Smette di esporre nel 1905 e nel 1912 distruggerà molte delle sue opere, dopo aver creato, tra i 18 e i 40 anni, capolavori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte. Il 10 marzo 1913 viene internata per volontà della madre. Abbandonata completamente la scultura, muore nell’ospedale psichiatrico di Montdevergues nel 1943, dopo trent’anni di esilio forzato durante i quali non scolpirà più.

Auguste Rodin è riuscito a fondere l’impostazione monumentale michelangiolesca con l’intenso realismo derivante dalla tradizione gotica francese. Rodin ha sempre saputo imprimere l’idea del movimento, forzando i contrasti con effetti di dinamismo e vitalità che fecero della sua opera un imprescindibile punto di riferimento per le generazioni successive.

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