Call for papers | Studiolo 17 – 2020

Pubblicata dall’Accademia di Francia a Roma, Studiolo è una rivista annuale di storia dell’arte dedicata agli scambi artistici tra l’Italia, la Francia e l’Europa, dal Rinascimento ai nostri giorni.

Costituisce uno spazio aperto alle ricerche più attuali che interessano la storia dell’arte nei suoi argomenti come nei suoi metodi.

Si compone di diverse rubriche: la rubrica dossier il cui tema è modificato a ogni numero, la rubrica varia che contiene articoli non necessariamente in relazione con il tema dell’anno, la rubrica regards critiques che riunisce diversi punti di vista storiografici e infine una sezione Storia dell’arte a Villa Medici, riguardante le attività scientifiche e patrimoniali dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici. Infine, nella rubrica champ libre, Studiolo accoglie i testi proposti dai borsisti dell’anno in corso.

 

Dossier tematico: Raffaello

L’anno 2020 è il cinquecentenario della morte di Raffaello. Studiolo partecipa alle celebrazioni con un dossier tematico dedicato alle ricerche recenti sull’opera del pittore di Urbino, alla questione della sacralizzazione del suo modello così come al disinteresse per questo stesso modello nel pensiero artistico degli ultimi anni.

Nel corso degli ultimi due decenni, mostre, convegni e studi hanno messo in evidenza certi aspetti della carriera del pittore (la sua formazione come i suoi ultimi anni di attività), la varietà e la ricchezza della sua produzione, e hanno analizzato i processi creativi all’interno della sua opera. La riflessione critica si è arricchita di studi sulla maniera e la grazia della pittura raffaellesca, confrontate ad un lavoro grafico estremamente libero e fecondo che ha rappresentato, per l’artista, uno spazio di sperimentazione, di ricerca, di conquista e di rielaborazione di idee e invenzioni. La vitalità di questo aspetto del suo lavoro non era forse stata percepita nella giusta misura e nei suoi molteplici legami con la musica e la poesia. Altre ricerche hanno invece ripensato le sfaccettature del mito di Raffaello quale artista divino costruito dalla letteratura artistica molto presto e in opposizione a Michelangelo, alla sua terribilità e al suo potente virtuosismo. La costruzione di questo modello idealizzato è stata studiata alla luce del ruolo avuto degli artisti della bottega che operavano alla promozione della sua opera (grazie, in particolare, alla loro produzione grafica) così come alla diffusione dell’ideale estetico raffaellesco in Europa.

I paradigmi di armonia e di equilibrio, di morbidezza e di grazia, di dolcezza e di chiarezza che l’arte di Raffaello ha rappresentato durante un lungo periodo, grazie anche alle reinterpretazioni di Ingres, non sono più da tempo i modelli esclusivi per l’arte moderna e contemporanea. “Forse si scoprirà che Rembrandt è un miglior pittore di Raffaello. Scrivo questa ingiuria da far drizzare i capelli a tutti gli uomini di cultura, senza prendere una posizione decisa […]. Benché si preferisca questa enfasi maestosa di Raffaello che risponde forse alla grandezza di certi soggetti, si potrebbe affermare, senza farsi lapidare dagli uomini di gusto – ma intendo di un gusto vero e sincero –, che il grande olandese era più pittore di quanto lo fosse l’allievo studioso di Perugino”, afferma Delacroix nel suo Journal (6 giugno 1851). Anche Baudelaire constata e rimpiange che i visitatori come gli artisti “passano rapidamente e senza accordare uno sguardo davanti a una moltitudine di quadri molto interessanti, sebbene di secondo ordine, e si fermano invece sognanti davanti a un Tiziano o un Raffaello […]. Fortunatamente ci sono di tanto in tanto dei critici, degli amatori, dei curiosi che affermano che tutto non è in Raffaello” (Baudelaire, OC, II, p. 683). Oggetto di critiche feroci già nell’Ottocento, l’opera del maestro non ha mai completamente smesso di sedurre.

Cosa dicono le posizioni a volte divergenti che storiografi, artisti e critici hanno avuto di fronte all’opera di Raffaello? Bisogna dunque solo considerarlo il portabandiera di un’arte legata a certi valori formali “tradizionali” quali quelli della “grande maniera”? Sono questi ultimi l’espressione di qualità e di effetti plastici specifici? Inoltre, come è stata pensata e rielaborata, nel corso del tempo, la specificità di questa “tradizione”?

Il dossier tematico di Studiolo intende far dialogare le prospettive sviluppate dalle ricerche attuali sull’opera e la figura di Raffaello e sul ruolo dei suoi collaboratori con gli studi incentrati sul progressivo affievolirsi della presenza tutelare del maestro (significativa per quanto riguarda la storia del gusto), ma intende anche riconsiderare la trasformazione, nel corso ultimi secoli, del pensiero e della pratica artistica come anche della critica.

 

Gli articoli possono essere pubblicati in tre lingue, francese, italiano e inglese e devono essere inediti. Nelle rubriche dossier, varia e regards critiques, gli articoli devono essere compresi tra 30 000 e 80 000 caratteri (spazi e note comprese). Nella rubrica Storia dell’arte a Villa Medici devono essere compresi tra 10 000 e 50 000 caratteri (spazi e note comprese).

Le opere riprodotte devono essere fornite dagli autori libere da diritti.

Gli autori devono nei loro articoli rispettare le norme editoriali (disponibili sul sito dell’Accademia di Francia www.villamedici.it.

L’articolo deve essere accompagnato da un riassunto di 800 caratteri circa e di una biografia dell’autore di 800 caratteri che presentino le funzioni, le ricerche in corso e le pubblicazioni recenti e completato dall’indirizzo mail. Biografia e riassunto sono da trasmettere in un documento distinto.

Tutti i documenti sono da inviare per mail, in formato word a Patrizia Celli, segretaria di redazione: [email protected]

 

Consegna degli articoli: 15 dicembre 2019

Stampa: fine 2020

 

Direttore della pubblicazione: Stéphane Gaillard

Capo redattori: Jérôme Delaplanche e Francesca Alberti

Coordinazione editoriale: Patrizia Celli e Cecilia Trombadori

Comitato di redazione: Marc Bayard (Mobilier National), Olivier Bonfait (Université de Bourgogne), Maurice Brock (CESR, Tours), Luisa Capodieci (Université Paris 1 Panthéon – Sorbonne), Stefano Chiodi (Università di Roma 3), Elena Fumagalli (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia), Sophie Harent (musée Magnin, Dijon), June Hargrove (University of Maryland), Michel Hochmann (EPHE), Dominique Jarrassé (Université de Bordeaux 3, École du Louvre), Fabrice Jesné (École Française de Rome), Annick Lemoine (musée Cognac-Jay, Paris), Christophe Leribault (Petit-Palais, Paris), François-René Martin (ENSBA, École du Louvre), Maria Grazia Messina (Università degli Studi di Firenze), Patrick Michel (Université Charles de Gaulle – Lille 3), Philippe Morel (Université Paris 1 Panthéon – Sorbonne), Pierre Pinon (CNRS), Rodolphe Rapetti (Ministère de la culture), Patricia Rubin (Institute of Fine Arts, New York), Tiziana Serena (Università degli Studi di Firenze), Anne-Elisabeth Spica (Université de Lorraine).

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