I Peccati – Johan Creten

15 Ottobre 2020

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è felice di presentare la mostra I Peccati di Johan Creten dal 15 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021.

Precursore, inclassificabile e controcorrente, Johan Creten è un’artista scultore che si è distinto in quanto figura forte, enigmatica e intrigante nel paesaggio artistico degli ultimi anni.

Dotato di una visione estremamente attuale della nostra società, egli ha saputo ritagliarsi uno spazio singolare all’interno della scena internazionale della creazione contemporanea.

Per questa mostra, è stato riunito un insieme di cinquanta cinque opere in bronzo, ceramica e resina, giustapposte ad alcune opere storiche di Luca Van Leyden (1494-1533). Hans Baldung (1484-1545), Jacques Callot (1592-1635) e Barthel Beham (1502-1540).

La mostra propone una esplorazione del mondo con tutti i suoi tormenti individuali e societari, tramite un percorso pieno di soprese ed emozione.

Per la prima volta, il lavoro di Johan Creten è presentato in Italia in maniera così ampia.

 

I PECCATI

Con Johan Creten, i peccati non sono sette di numero. Sette, questa cifra implacabile, pari al numero dei sacramenti nella Bibbia e delle colline a Roma. Qui, i peccati sono infiniti e illimitati, inesauribili. Non sono numerabili, ma solo designabili.

I peccati non sono tutti capitali, essi possono essere imperiali, imperiosi, periferici, insidiosi, insignificanti, invisibili. Sono sempre al disotto del calcolo e del linguaggio.

I sette peccati capitali valgono poco a confronto con la bassezza, la barbarie, la noia, la mutilazione, il rimpianto, la melanconia ed il terrore, in breve, la vita. Così, le sculture di Johan Creten non hanno nulla a che vedere con la morale o la sanzione, la ghigliottina o la censura. Esse parlano dei peccati, parlano della vita che infonde il desiderio e il dolore, speranza e pena, lussuria e collera, amore e morte, Eros e Thanatos.

Parlano della vita anfibia, tra Stige e Paradiso. Parlano della vita pulsionale, quando i cuori battono, quando i serpenti si attorcigliano, quando si spiegano le ali, quando si aprono le vulve, quando si sposta la tenda ed appare infine la verità nuda, quella Medusa ipnotica.

Il peccato non sarà poi in fondo la forma stanca della purezza? Non indica forse la nostra condizione di uomini estremamente fallibili? Il peccato non é forse, per riprendere le parole di Victor Hugo, una meravigliosa “gravitazione”?

Colin Lemoine

 

Curatrice: Noëlle Tissier.

In questa occasione, un libro sarà pubblicato includendo i testi di Colin Lemoine e Nicolas Bourriaud, accompagnati dalle fotografie di Gerrit Schreurs.

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