Dalla vigna alla villa
Nel Rinascimento il Pincio conserva intatto il fascino che gli era peculiare nell'Antichità. L'"ottavo colle", luogo ventilato e ricoperto di giardini, offre infatti una magnifica vista sulla città e soprattutto, all'inizio del Cinquecento, vi affiorano ancora alcuni monumenti antichi (la tomba di Nerone, i templi della Fortuna e della Speranza e il ninfeo di Giove) che attirano i collezionisti colti, desiderosi di rivivere la vita contemplativa antica, l'otium descritto da Orazio e Plinio. Per esempio Marcello Crescenzi, proprietario di quello che sembra costituire il punto di partenza architettonico della Villa attuale. Crescenzi acquista il terreno verosimilmente intorno al 1543 e vi fa costruire dall'architetto fiorentino Nanni di Baccio Bigio un casino con una torretta, che
corrisponderebbe oggi a una parte dell'ala nord della Villa.
La villa del cardinale Ricci e i suoi architetti: Nanni di Baccio Bigio e Giacomo della Porta
Il cardinale Giovanni Ricci da Montepulciano acquista la vigna Crescenzi il 30 maggio 1564. Ricci è all'epoca uno dei maggiori costruttori di Roma: infatti ha appena fatto edificare la Prefettura della Casa pontificia (1550) e una villa a Frascati (1551), oltre ad ampliare e portare a termine la costruzione di un palazzo in via Giulia, l'attuale palazzo Ricci-Sacchetti (1552-1557), che fa affrescare dal fiorentino Francesco Salviati. Per tutti questi progetti architettonici, Ricci ricorre all'architetto Nanni di Baccio Bigio, anch'egli fiorentino, rivale di Michelangelo e rinomato costruttore di ville. La formazione di Nanni deriva in gran parte dal cantiere di San Pietro, agli ordini di Antonio da Sangallo, dal quale riprende un linguaggio architettonico fatto di pareti in muratura con angoli rinforzati, pesanti cornici, logge colonnate e ordini dorici e toscani. A partire dal 1564 Nanni inizia i lavori di Villa Ricci. Riprende una parte della struttura del casino Crescenzi, alcune pareti divisorie e la parete nord, rielabora completamente i livelli interni e fa costruire una scala a chiocciola. Sul lato verso la città il livello del suolo viene abbassato, così da creare una piazza che collega la Villa a Trinità dei Monti. Nel 1567, un ampliamento verso sud porta alla luce un buon numero di vestigia antiche: la rampa di accesso che conduce all'aqua Virgo, una cisterna a volta destinata all'uso domestico, e le vestigia dei templi della Fortuna e della Speranza, presto interrati sotto la terrazza artificiale del bosco. Dai giardini si accede quindi alla Villa tramite una rampa e due scalinate, facendo così della facciata con loggia l'ingresso principale, come a Villa Farnesina. La Villa sembra concepita fin dall'inizio con una facciata austera da palazzo fortificato - che ricorda le ville fiorentine medicee di Castello e della Petraia - sul lato che guarda la città, e una facciata aperta, per via della loggia, sul lato verso il giardino. Alla morte di Nanni, nel 1568, sembra che sia stato l'architetto Giacomo della Porta a proseguire i lavori e a realizzare la loggia, fatto che spiegherebbe la scelta di un ordine ionico reinterpretato con un piccolo mascherone, fortemente ispirato a quelli di Michelangelo.
Il cardinale Ferdinando de' Medici e l'arte della villeggiatura tra Firenze e Roma
Nel 1563, Ferdinando de' Medici, figlio di Cosimo I de' Medici e di Eleonora di Toledo, è nominato cardinale da papa Pio IV Medici e diviene titolare, due anni dopo, della chiesa di Santa Maria in Domnica a Roma, antico diaconato di suo cugino Giovanni, papa Leone X. Ferdinando si trasferisce allora a Palazzo Firenze, al Campo Marzio, ma, come suo cugino all'epoca, ha problemi di spazio. Leone X aveva infatti progettato, attraverso l'unione di diverse proprietà della famiglia, la realizzazione di un palazzo monumentale affacciato su piazza Navona. Fallito questo progetto, il papa iniziò la costruzione di Villa Madama, interrotta nel 1520 a causa della morte del suo architetto Raffaello, cui seguì, l'anno successivo, la sua stessa morte. Allo stesso modo, è certo in seguito a diversi infruttuosi tentativi di acquisto nella città di Roma che Ferdinando acquista la Villa dagli eredi del cardinale Ricci il 9 gennaio 1576. La scelta non è casuale: Ricci, nato a Montepulciano e dunque toscano, era stato alleato di Cosimo I de' Medici nella guerra di Siena ed era anche all'origine della nomina a cardinale di Ferdinando, di cui diventa amico e protettore a Roma, iniziandolo nel contempo all'arte e alla ricerca di antichità. Ferdinando, ormai grande appassionato d'arte, inizia ben presto a frequentare artisti e collezionisti come lo scultore Benvenuto Cellini, il letterato e antiquario Gherardo Spini e Bartolomeo Ammannati, che elegge suo architetto personale. A partire dall'ottobre 1577 tratta in prima persona l'acquisto della collezione di antichità Della Valle-Capranica per collocarla nella sua villa romana del Pincio, facendo anche predisporre sulla facciata gli spazi necessari per i bassorilievi e costruire, sul lato sud, la galleria ad angolo destinata alle statue. I bassorilievi saranno integrati nella facciata solo nel 1584, in seguito a difficili trattative con la famiglia Capranica.
La tradizione fiorentina della villa
L'arte fiorentina della villeggiatura è certamente ben presente nell'infanzia del giovane Ferdinando de' Medici, che vede il padre impegnato nel restauro della villa di Castello. Il rapporto dei Medici con le ville suburbane è fondamentalmente legato alla storia stessa della famiglia, arricchitasi in parte grazie alle terre dipendenti dalle ville di Trebbio e Caffagiolo, vicine a Firenze, nel Mugello. A causa della loro posizione geografica isolata, queste prime ville hanno un aspetto spiccatamente difensivo. Spesso sono progettate con un corpo principale massiccio e fortificato, con poche e strette aperture. Di solito è presente una torre per osservare in lontananza le terre ma anche gli eventuali attacchi. Anche la villa di Careggi a Firenze era probabilmente un pensiero fisso per Ferdinando. Era infatti la sede delle riunioni dell'Accademia neoplatonica fondata da Cosimo il Vecchio e Marsilio Ficino, perpetuata poi da Lorenzo il Magnifico. Quanto alla villa della Petraia a Firenze, donatagli dal padre Cosimo I nel 1566, Ferdinando l'aveva fatta ristrutturare dall'ingegnere David Fortini, genero del famoso scultore e ingegnere fiorentino Niccolò Tribolo, con il quale lavora alla creazione dei giardini della vicina villa di Castello. Nel 1570, Ferdinando sovrintende in prima persona ai lavori dei giardini e importa a Roma molti prodotti che vengono dalle terre della Petraia. Esprimerà il suo amore per le ville medicee fiorentine anche commissionando al pittore fiammingo Giusto Utens le celebri lunette raffiguranti tutte le proprietà dei Medici nella zona di Firenze per decorare il salone della sua villa di Artimino.
Nel linguaggio architettonico, la Villa Medici del Pincio è dunque ben più vicina alle ville medicee fiorentine che alle ville suburbane romane. Così, per esempio, sulla facciata della Villa verso la città ritroviamo l'aspetto fortificato e massiccio della Petraia mentre su quella verso il giardino la decorazione molto sobria è mossa unicamente dai bassorilievi e dalle statue antiche. Queste
caratteristiche fiorentine derivano principalmente dalla scelta deliberata di utilizzare un sapere regionale, per segnare la presenza dei Medici nella città di Roma.
Il progetto del cardinale: l'architettura e la decorazione
Una volta acquistata Villa Ricci, Ferdinando chiama a Roma, nell'aprile 1576, l'architetto e scultore fiorentino Bartolomeo Ammannati, da tempo protetto dei Medici. L'intervento di Ammannati sulla costruzione di Nanni e della Porta consiste inizialmente nella creazione al piano terra di un ingresso principale che colleghi la Villa alla città, radicandola nel paesaggio urbano. A questo scopo l'architetto apre un portone centrale monumentale di ordine dorico, nel cui asse colloca, a livello del Salone (Grand salon), un'ampia apertura con una fontana. Sempre al piano terra, realizza un vestibolo, costruisce lo scalone a T, prolunga quello a chiocciola sul lato nord e ne colloca uno simmetrico sul lato sud. Il progetto finale, raffigurato da Jacopo Zucchi nello stanzino dell'Aurora, prevedeva anche la realizzazione davanti alla Villa di un sistema di terrazzamenti, che conducevano a una vera e propria piazza con una fontana monumentale, che non vedrà mai la luce. Sul lato giardino, Ammannati ridisegna completamente il corpo centrale dell'edificio. Rialza la loggia e trasforma la trabeazione lineare creando un'apertura centrale con un arco a tutto sesto a formare una serliana,che completa con due aperture laterali. Sopra la loggia, costruisce un nuovo piano composto di tre grandi stanze, destinato a ospitare gli appartamenti del cardinale: la Stanza degli Elementi, quella delle Muse - detta anche del Cardinale - e la Stanza degli Amori. All'ultimo piano realizza una serie di stanze che si affacciano sulla città attraverso piccole aperture rettangolari e aggiunge le due torri collegate da un cammino di ronda collocato sui tetti, per consentire la circolazione tra le due ali della Villa e avere un panorama completo sulla città. Infine, abbiamo visto, progetta sulla facciata verso il giardino gli spazi per i bassorilievi antichi e probabilmente costruisce la galleria ad angolo retto, prolungata dal portico che separa il terrapieno del bosco dal resto del giardino, per ospitare la collezione di antichità e di dipinti del cardinale. Anche per decorare l'interno il cardinale Ferdinando ricorre a un artista fiorentino, Jacopo Zucchi con la sua bottega. La decorazione delle stanze del cardinale ha inizio verso il 1584-1585, secondo un complesso programma iconografico cosmologico. Negli appartamenti meridionali, l'iconografia diventa più esplicitamente politica e fa riferimento alla dinastia e alle terre dei Medici. Anch'essi si compongono di tre stanze: la Stanza delle Imprese, dove figurano le insegne dei personaggi più importanti della famiglia de' Medici, quella di Cosimo I con i territori conquistati dal duca e la Stanza del Dominio vecchio fiorentino, dove si alternano i soldati con gli stemmi dei quattro quartieri di Firenze e i territori a essi collegati.
I giardini e lo Studiolo
Quando il cardinale de' Medici acquista la Villa, il progetto d'insieme dei giardini è già tracciato. Nanni di Baccio Bigio aveva realizzato per il cardinale Ricci un giardino bipartito con sedici quadrati sul lato nord e lo sterro del bosco sul lato sud. Nel 1580, per completare questo lavoro, Ferdinando chiama da Firenze David Fortini e gli chiede in particolare di innalzare nel bosco una collina artificiale che riprenda la forma di un tumulo etrusco. Il riferimento al mondo etrusco è molto importante, perché già in occasione delle celebrazioni organizzate per l'elezione di papa Leone X de' Medici a Roma nel 1513, molte decorazioni alludevano alle origini etrusche della famiglia e all'alleanza tra Lazio e Toscana: l'incontro tra Giano e Saturno, Orazio Coclite e il ponte, Muzio Scevola davanti al re etrusco Porsenna. Gli stessi temi iconografici ricorrono anche nella villa Lante al Gianicolo, del senese Baldassarre Turini, datario di Leone X. Per di più, la posizione del tumulo sopra un tempio romano costituisce un'altra espressione del potere dei toscani su Roma. Ferdinando mette in questo giardino molti altri riferimenti all'arte fiorentina della villeggiatura. Si nota per esempio un netto richiamo alla Petraia nell'organizzazione dei quadri, specialmente nella copertura dei viali con pergole oggi scomparse. Ferdinando vi fa piantare specie rare e allestire un serraglio, come hanno fatto suo padre e suo fratello a Palazzo Pitti. Il cardinale fa anche costruire sulle mura Aureliane un piccolo padiglione, che gli permette di entrare e uscire dalla Villa attraverso una scala che conduce fuori città. La decorazione dipinta da Zucchi e bottega mostra nella stanza principale un pergolato su cui sono raffigurate in modo molto dettagliato, come in un erbario, le specie vegetali e animali. La decorazione ricorda quella dello Scrittoio di Cosimo I nel Palazzo della Signoria a Firenze. Il piccolo Studiolo di Ferdinando si compone di un'altra stanza, lo stanzino detto dell'Aurora. Al centro della volta è infatti dipinta un'allegoria dell'Aurora circondata dai venti, disposti in funzione delle allegorie delle quattro stagioni, collocate sulle pareti della volta. Al di sotto di tre di queste, dei medaglioni racchiudono alcune vedute della Villa nei diversi stadi di costruzione, oltre al progetto completo del cardinale. L'insieme è inquadrato da una decorazione di grottesche in cui sono mescolati architetture immaginarie, mostri e simboli del cardinale de' Medici. Villa Medici è il segno più evidente dell'insediamento della famiglia de' Medici nella città di Roma. La sua architettura, le sue decorazioni e i suoi giardini ne fanno un esempio eccezionale di come l'abilità fiorentina trovi nel XVI secolo la sua realizzazione a Roma, come era nei desideri del cardinale Ferdinando. La
costruzione della Villa è quindi estremamente legata alle ambizioni politiche del cardinale, che, come i suoi cugini, cerca di farsi eleggere papa e di ripristinare l'età d'oro dei Medici a Roma.
Testo di Cécile Beuzelin estratto dalla guida "Villa Medici", pagina 49, pubblicato in occasione dell'esposizione "Villa Medici - Villa Aperta".
Nel Rinascimento il Pincio conserva intatto il fascino che gli era peculiare nell'Antichità. L'"ottavo colle", luogo ventilato e ricoperto di giardini, offre infatti una magnifica vista sulla città e soprattutto, all'inizio del Cinquecento, vi affiorano ancora alcuni monumenti antichi (la tomba di Nerone, i templi della Fortuna e della Speranza e il ninfeo di Giove) che attirano i collezionisti colti, desiderosi di rivivere la vita contemplativa antica, l'otium descritto da Orazio e Plinio. Per esempio Marcello Crescenzi, proprietario di quello che sembra costituire il punto di partenza architettonico della Villa attuale. Crescenzi acquista il terreno verosimilmente intorno al 1543 e vi fa costruire dall'architetto fiorentino Nanni di Baccio Bigio un casino con una torretta, che
corrisponderebbe oggi a una parte dell'ala nord della Villa.
La villa del cardinale Ricci e i suoi architetti: Nanni di Baccio Bigio e Giacomo della Porta
Il cardinale Giovanni Ricci da Montepulciano acquista la vigna Crescenzi il 30 maggio 1564. Ricci è all'epoca uno dei maggiori costruttori di Roma: infatti ha appena fatto edificare la Prefettura della Casa pontificia (1550) e una villa a Frascati (1551), oltre ad ampliare e portare a termine la costruzione di un palazzo in via Giulia, l'attuale palazzo Ricci-Sacchetti (1552-1557), che fa affrescare dal fiorentino Francesco Salviati. Per tutti questi progetti architettonici, Ricci ricorre all'architetto Nanni di Baccio Bigio, anch'egli fiorentino, rivale di Michelangelo e rinomato costruttore di ville. La formazione di Nanni deriva in gran parte dal cantiere di San Pietro, agli ordini di Antonio da Sangallo, dal quale riprende un linguaggio architettonico fatto di pareti in muratura con angoli rinforzati, pesanti cornici, logge colonnate e ordini dorici e toscani. A partire dal 1564 Nanni inizia i lavori di Villa Ricci. Riprende una parte della struttura del casino Crescenzi, alcune pareti divisorie e la parete nord, rielabora completamente i livelli interni e fa costruire una scala a chiocciola. Sul lato verso la città il livello del suolo viene abbassato, così da creare una piazza che collega la Villa a Trinità dei Monti. Nel 1567, un ampliamento verso sud porta alla luce un buon numero di vestigia antiche: la rampa di accesso che conduce all'aqua Virgo, una cisterna a volta destinata all'uso domestico, e le vestigia dei templi della Fortuna e della Speranza, presto interrati sotto la terrazza artificiale del bosco. Dai giardini si accede quindi alla Villa tramite una rampa e due scalinate, facendo così della facciata con loggia l'ingresso principale, come a Villa Farnesina. La Villa sembra concepita fin dall'inizio con una facciata austera da palazzo fortificato - che ricorda le ville fiorentine medicee di Castello e della Petraia - sul lato che guarda la città, e una facciata aperta, per via della loggia, sul lato verso il giardino. Alla morte di Nanni, nel 1568, sembra che sia stato l'architetto Giacomo della Porta a proseguire i lavori e a realizzare la loggia, fatto che spiegherebbe la scelta di un ordine ionico reinterpretato con un piccolo mascherone, fortemente ispirato a quelli di Michelangelo.
Il cardinale Ferdinando de' Medici e l'arte della villeggiatura tra Firenze e Roma
Nel 1563, Ferdinando de' Medici, figlio di Cosimo I de' Medici e di Eleonora di Toledo, è nominato cardinale da papa Pio IV Medici e diviene titolare, due anni dopo, della chiesa di Santa Maria in Domnica a Roma, antico diaconato di suo cugino Giovanni, papa Leone X. Ferdinando si trasferisce allora a Palazzo Firenze, al Campo Marzio, ma, come suo cugino all'epoca, ha problemi di spazio. Leone X aveva infatti progettato, attraverso l'unione di diverse proprietà della famiglia, la realizzazione di un palazzo monumentale affacciato su piazza Navona. Fallito questo progetto, il papa iniziò la costruzione di Villa Madama, interrotta nel 1520 a causa della morte del suo architetto Raffaello, cui seguì, l'anno successivo, la sua stessa morte. Allo stesso modo, è certo in seguito a diversi infruttuosi tentativi di acquisto nella città di Roma che Ferdinando acquista la Villa dagli eredi del cardinale Ricci il 9 gennaio 1576. La scelta non è casuale: Ricci, nato a Montepulciano e dunque toscano, era stato alleato di Cosimo I de' Medici nella guerra di Siena ed era anche all'origine della nomina a cardinale di Ferdinando, di cui diventa amico e protettore a Roma, iniziandolo nel contempo all'arte e alla ricerca di antichità. Ferdinando, ormai grande appassionato d'arte, inizia ben presto a frequentare artisti e collezionisti come lo scultore Benvenuto Cellini, il letterato e antiquario Gherardo Spini e Bartolomeo Ammannati, che elegge suo architetto personale. A partire dall'ottobre 1577 tratta in prima persona l'acquisto della collezione di antichità Della Valle-Capranica per collocarla nella sua villa romana del Pincio, facendo anche predisporre sulla facciata gli spazi necessari per i bassorilievi e costruire, sul lato sud, la galleria ad angolo destinata alle statue. I bassorilievi saranno integrati nella facciata solo nel 1584, in seguito a difficili trattative con la famiglia Capranica.
La tradizione fiorentina della villa
L'arte fiorentina della villeggiatura è certamente ben presente nell'infanzia del giovane Ferdinando de' Medici, che vede il padre impegnato nel restauro della villa di Castello. Il rapporto dei Medici con le ville suburbane è fondamentalmente legato alla storia stessa della famiglia, arricchitasi in parte grazie alle terre dipendenti dalle ville di Trebbio e Caffagiolo, vicine a Firenze, nel Mugello. A causa della loro posizione geografica isolata, queste prime ville hanno un aspetto spiccatamente difensivo. Spesso sono progettate con un corpo principale massiccio e fortificato, con poche e strette aperture. Di solito è presente una torre per osservare in lontananza le terre ma anche gli eventuali attacchi. Anche la villa di Careggi a Firenze era probabilmente un pensiero fisso per Ferdinando. Era infatti la sede delle riunioni dell'Accademia neoplatonica fondata da Cosimo il Vecchio e Marsilio Ficino, perpetuata poi da Lorenzo il Magnifico. Quanto alla villa della Petraia a Firenze, donatagli dal padre Cosimo I nel 1566, Ferdinando l'aveva fatta ristrutturare dall'ingegnere David Fortini, genero del famoso scultore e ingegnere fiorentino Niccolò Tribolo, con il quale lavora alla creazione dei giardini della vicina villa di Castello. Nel 1570, Ferdinando sovrintende in prima persona ai lavori dei giardini e importa a Roma molti prodotti che vengono dalle terre della Petraia. Esprimerà il suo amore per le ville medicee fiorentine anche commissionando al pittore fiammingo Giusto Utens le celebri lunette raffiguranti tutte le proprietà dei Medici nella zona di Firenze per decorare il salone della sua villa di Artimino.
Nel linguaggio architettonico, la Villa Medici del Pincio è dunque ben più vicina alle ville medicee fiorentine che alle ville suburbane romane. Così, per esempio, sulla facciata della Villa verso la città ritroviamo l'aspetto fortificato e massiccio della Petraia mentre su quella verso il giardino la decorazione molto sobria è mossa unicamente dai bassorilievi e dalle statue antiche. Queste
caratteristiche fiorentine derivano principalmente dalla scelta deliberata di utilizzare un sapere regionale, per segnare la presenza dei Medici nella città di Roma.
Il progetto del cardinale: l'architettura e la decorazione
Una volta acquistata Villa Ricci, Ferdinando chiama a Roma, nell'aprile 1576, l'architetto e scultore fiorentino Bartolomeo Ammannati, da tempo protetto dei Medici. L'intervento di Ammannati sulla costruzione di Nanni e della Porta consiste inizialmente nella creazione al piano terra di un ingresso principale che colleghi la Villa alla città, radicandola nel paesaggio urbano. A questo scopo l'architetto apre un portone centrale monumentale di ordine dorico, nel cui asse colloca, a livello del Salone (Grand salon), un'ampia apertura con una fontana. Sempre al piano terra, realizza un vestibolo, costruisce lo scalone a T, prolunga quello a chiocciola sul lato nord e ne colloca uno simmetrico sul lato sud. Il progetto finale, raffigurato da Jacopo Zucchi nello stanzino dell'Aurora, prevedeva anche la realizzazione davanti alla Villa di un sistema di terrazzamenti, che conducevano a una vera e propria piazza con una fontana monumentale, che non vedrà mai la luce. Sul lato giardino, Ammannati ridisegna completamente il corpo centrale dell'edificio. Rialza la loggia e trasforma la trabeazione lineare creando un'apertura centrale con un arco a tutto sesto a formare una serliana,che completa con due aperture laterali. Sopra la loggia, costruisce un nuovo piano composto di tre grandi stanze, destinato a ospitare gli appartamenti del cardinale: la Stanza degli Elementi, quella delle Muse - detta anche del Cardinale - e la Stanza degli Amori. All'ultimo piano realizza una serie di stanze che si affacciano sulla città attraverso piccole aperture rettangolari e aggiunge le due torri collegate da un cammino di ronda collocato sui tetti, per consentire la circolazione tra le due ali della Villa e avere un panorama completo sulla città. Infine, abbiamo visto, progetta sulla facciata verso il giardino gli spazi per i bassorilievi antichi e probabilmente costruisce la galleria ad angolo retto, prolungata dal portico che separa il terrapieno del bosco dal resto del giardino, per ospitare la collezione di antichità e di dipinti del cardinale. Anche per decorare l'interno il cardinale Ferdinando ricorre a un artista fiorentino, Jacopo Zucchi con la sua bottega. La decorazione delle stanze del cardinale ha inizio verso il 1584-1585, secondo un complesso programma iconografico cosmologico. Negli appartamenti meridionali, l'iconografia diventa più esplicitamente politica e fa riferimento alla dinastia e alle terre dei Medici. Anch'essi si compongono di tre stanze: la Stanza delle Imprese, dove figurano le insegne dei personaggi più importanti della famiglia de' Medici, quella di Cosimo I con i territori conquistati dal duca e la Stanza del Dominio vecchio fiorentino, dove si alternano i soldati con gli stemmi dei quattro quartieri di Firenze e i territori a essi collegati.
I giardini e lo Studiolo
Quando il cardinale de' Medici acquista la Villa, il progetto d'insieme dei giardini è già tracciato. Nanni di Baccio Bigio aveva realizzato per il cardinale Ricci un giardino bipartito con sedici quadrati sul lato nord e lo sterro del bosco sul lato sud. Nel 1580, per completare questo lavoro, Ferdinando chiama da Firenze David Fortini e gli chiede in particolare di innalzare nel bosco una collina artificiale che riprenda la forma di un tumulo etrusco. Il riferimento al mondo etrusco è molto importante, perché già in occasione delle celebrazioni organizzate per l'elezione di papa Leone X de' Medici a Roma nel 1513, molte decorazioni alludevano alle origini etrusche della famiglia e all'alleanza tra Lazio e Toscana: l'incontro tra Giano e Saturno, Orazio Coclite e il ponte, Muzio Scevola davanti al re etrusco Porsenna. Gli stessi temi iconografici ricorrono anche nella villa Lante al Gianicolo, del senese Baldassarre Turini, datario di Leone X. Per di più, la posizione del tumulo sopra un tempio romano costituisce un'altra espressione del potere dei toscani su Roma. Ferdinando mette in questo giardino molti altri riferimenti all'arte fiorentina della villeggiatura. Si nota per esempio un netto richiamo alla Petraia nell'organizzazione dei quadri, specialmente nella copertura dei viali con pergole oggi scomparse. Ferdinando vi fa piantare specie rare e allestire un serraglio, come hanno fatto suo padre e suo fratello a Palazzo Pitti. Il cardinale fa anche costruire sulle mura Aureliane un piccolo padiglione, che gli permette di entrare e uscire dalla Villa attraverso una scala che conduce fuori città. La decorazione dipinta da Zucchi e bottega mostra nella stanza principale un pergolato su cui sono raffigurate in modo molto dettagliato, come in un erbario, le specie vegetali e animali. La decorazione ricorda quella dello Scrittoio di Cosimo I nel Palazzo della Signoria a Firenze. Il piccolo Studiolo di Ferdinando si compone di un'altra stanza, lo stanzino detto dell'Aurora. Al centro della volta è infatti dipinta un'allegoria dell'Aurora circondata dai venti, disposti in funzione delle allegorie delle quattro stagioni, collocate sulle pareti della volta. Al di sotto di tre di queste, dei medaglioni racchiudono alcune vedute della Villa nei diversi stadi di costruzione, oltre al progetto completo del cardinale. L'insieme è inquadrato da una decorazione di grottesche in cui sono mescolati architetture immaginarie, mostri e simboli del cardinale de' Medici. Villa Medici è il segno più evidente dell'insediamento della famiglia de' Medici nella città di Roma. La sua architettura, le sue decorazioni e i suoi giardini ne fanno un esempio eccezionale di come l'abilità fiorentina trovi nel XVI secolo la sua realizzazione a Roma, come era nei desideri del cardinale Ferdinando. La
costruzione della Villa è quindi estremamente legata alle ambizioni politiche del cardinale, che, come i suoi cugini, cerca di farsi eleggere papa e di ripristinare l'età d'oro dei Medici a Roma.
Testo di Cécile Beuzelin estratto dalla guida "Villa Medici", pagina 49, pubblicato in occasione dell'esposizione "Villa Medici - Villa Aperta".
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