I lavori proseguirono nel 1994 con il restauro della facciata sul piazzale, le cui tonalità erano ormai di un colore ocra sporco e sbiadito. Per verificare lo stato di conservazione dei diversi materiali sono stati necessari degli studi approfonditi, durati più di un anno: il risultato di queste lunghe ricerche ha permesso di constatare con un certo sollievo che si trovavano in uno stato soddisfacente, perché la sporcizia e lo strato di pittura ocra avevano svolto in realtà una funzione "protettrice". Il restauro ha svelato poco a poco un'armonia di bianco, con il travertino degli elementi strutturali della facciata, le incorniciature delle finestre, i cornicioni, il marmo delle sculture antiche, dei fregi e dei basso-rilievi, lo stucco che completa i frammenti antichi per comporre dei quadri coerenti e infine il marmorino, intonaco a base di polvere di marmo, usato come sfondo della facciata.
Una volta completato il restauro della facciata nel 1996, i lavori proseguirono sulle altre facciate secondo le stesse tecniche di restituzione e restauro del marmorino. Nell'ambito del restauro delle facciate furono totalmente ristrutturati anche gli infissi ottocenteschi, a partire da un disegno ritrovato in numerose incisioni e da due trompe-l'œil presenti sulle due ali della facciata principale: con le falegnamerie in castagno composte di vetri antichi montati su piombo, gli scuri interni in pioppo e le ferramenta in ferro battuto. Parallelamente fu restaurato con le tecniche e i materiali tradizionali anche l'insieme dei tetti. In questo caso forse più che in altri, l'intervento era mirato a svolgere una duplice missione: la conservazione del patrimonio e la perpetuazione delle tecniche antiche allo scopo di tramandare i procedimenti tradizionali. Le tegole ritrovano così la loro vera funzione di copertura e di protezione e abbandonano quella di semplice decorazione posata su un'impermeabilizzazione. Vengono quindi estratti alcuni campioni delle due tipologie di tegole in terracotta tipiche dei tetti romani, le coppe e gli embrici, rispettandone con precisione la dimensione e la forma allo scopo di farli riprodurre identici, a mano, da un mattonificio situato a Nord di Roma, dove si trovano le cave di argilla del Lazio. Queste tegole sono caratterizzate da un rivestimento del tutto stagno e la loro posa, con alternanza delle coppe e degli embrici ogni cinque file, riprende inoltre la tecnica originaria, in cui le file di tegole piatte servivano da cammino di ronda per la manutenzione del tetto. La distanza tra due file di embrici corrisponde infatti al doppio della lunghezza del braccio dell'operaio che si trova sul tetto! Per completare i tetti, i due pinnacoli in cima alle torrette furono ricostruiti dalla Fonderia d'Arte di Coubertin e dai Compagni del Dovere.
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